di Antonio Sasso, presidente dell’Associazione prof. Mauro Cignarelli
Ieri, 2 ottobre 2026, è venuto a mancare un grande concittadino e un custode instancabile della memoria della nostra amata Trani: Vittorio Tolomeo.
Il mio incontro con Vittorio risale alla fine del 2023, un legame nato grazie alla famiglia Cignarelli. Tra Vittorio e Mauro Cignarelli — scomparso nel 2017 — c’era stata un’amicizia profonda, nutrita da una meravigliosa contaminazione di saperi. Trascorrevano ore insieme, affascinati l’uno dal mondo dell’altro: Vittorio si lasciava sedurre dal rigore del sapere medico, mentre Mauro, uomo di scienza, restava incantato davanti alla narrazione della storia millenaria della nostra città.
Da quell’eredità morale nacque dapprima il progetto del Circolo Cignarelli. Lo immaginammo insieme come un’agorà, una piazza virtuale in cui le associazioni tranesi potessero riunirsi per discutere e progettare. Volevamo affrontare i temi cruciali dell’urbanistica partecipata — dal teatro al cinema, fino alla valorizzazione della nostra costa — trasformando quei dibattiti in articoli per il Giornale del Circolo.
Fu proprio Vittorio, in seguito, a convincermi a compiere un passo ulteriore: fondare l’Associazione Prof. Mauro Cignarelli. Doveva essere un’organizzazione di volontariato, il braccio operativo del Circolo, capace di raccogliere le idee emerse dai dibattiti per elaborare proposte concrete da presentare all’amministrazione comunale. Oggi posso svelare un piccolo, prezioso segreto: lo statuto di quell’associazione, iscritta al RUNTS nel marzo del 2024, porta la sua firma. Fu lui a scriverlo, e ricordo con commozione che volle inserirvi un richiamo esplicito a un tratto per lui identitario di Trani: la sua storica vocazione di porto sicuro, una città da sempre aperta ai forestieri, all’accoglienza e all’inclusione.
Vittorio insisteva affinché l’associazione preservasse in concreto il ricordo del Professor Cignarelli, scienziato e grande sportivo. Da questa spinta nacquero iniziative come il Memorial di Natalonga — giunto quest’anno alla sua terza edizione — e la formale richiesta di intitolare alla sua memoria la “Baia senza nome”, quello specchio d’acqua incastonato tra la Villa Comunale e la Penisola di Colonna.

Nell’ultima parte della sua vita, le malferme condizioni di salute lo costrinsero a un doloroso isolamento fisico, ma mai intellettuale. Quando seppe che l’associazione stava organizzando un convegno sul 1º aprile 1799 — una pagina di storia sconvolgente e sanguinosa che segnò la caduta della città — volle farmi recapitare un suo saggio sull’argomento. Era un invito e un incoraggiamento: bisognava far conoscere quell’evento traumatico a una cittadinanza in gran parte ancora ignara. Secondo la sua lucida e amara intuizione, lo scarso impegno civile che spesso affligge i nostri concittadini non è altro che una conseguenza non risolta, una cicatrice profonda, di quel trauma storico mai davvero elaborato.
Oggi Vittorio Tolomeo ci lascia un’eredità inestimabile: un fervore assoluto per lo studio storico della città, unito a un instancabile impegno civile. Ci ha insegnato che solo affrontando la memoria della propria caduta, una comunità può trovare la forza per la sua rinascita.
